Ci sono sconfitte che pesano. E poi ci sono sconfitte che costruiscono.
Quella andata in scena a Fiano Romano, nella finale per il titolo regionale Under 17 Eccellenza, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. La Fenice Roma Pallavolo chiude con una medaglia d’argento un percorso straordinario, al termine di una partita infinita, combattuta, emotivamente intensa, persa solo al tie-break contro Marino dopo cinque set dai due volti: 25-19, 25-16, 20-25, 18-25, 15-11.
Fa male, è inevitabile. Perché quando sei avanti, quando senti il traguardo vicino, quando hai dimostrato di poter essere superiore, perdere così lascia un segno. Ma fermarsi al risultato sarebbe un errore.
Questa squadra ha fatto molto di più.
Ha costruito, partita dopo partita, un’identità precisa. Ha dimostrato qualità tecniche, certo, ma soprattutto carattere, resilienza e spirito di gruppo. Arrivare in finale regionale non è mai un caso: è il frutto di un campionato costellato di vittorie, prestazioni solide, crescita continua e momenti in cui i ragazzi hanno saputo andare oltre le difficoltà.
E anche nella finale, dopo un avvio complicato, la Fenice ha avuto la forza di rimettersi in piedi, di lottare, di trascinare la partita fino al quinto set. Questo dice tutto sul valore del gruppo.
Non è una squadra che si arrende. È una squadra che reagisce.
Va dato merito anche agli avversari, capaci di restare lucidi nei momenti decisivi e di trovare le energie per riaprire una gara che sembrava indirizzata. Marino ha dimostrato qualità e carattere, confermandosi un avversario di valore in una finale che ha rappresentato al meglio il livello della pallavolo giovanile regionale.
Il merito è dei ragazzi, prima di tutto, capaci di trasformare ogni allenamento in un passo avanti. Ma anche dello staff tecnico, che ha guidato questo percorso con competenza e attenzione, costruendo non solo giocatori, ma atleti consapevoli. E di una società che continua a dimostrare, anno dopo anno, quanto sia solida la propria visione: investire sui giovani, farli crescere, accompagnarli in un percorso sportivo e umano.
L’argento di Fiano Romano non è un punto di arrivo. È una tappa.
Una di quelle che, col tempo, si riguardano con orgoglio. Perché racconta di un gruppo che ha saputo arrivare fino in fondo, giocarsela alla pari, rappresentare al meglio i propri colori.
E soprattutto lascia una certezza: questo è solo una tappa di un percorso è appena iniziato.


